UNA MUSICA PER ENTRARE NEL MIO BLOG.
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Video e foto sulla mià attività teatrale con persone con disabilità e con Metamorfosi Teatro, gruppo di ricerca teatrale,
sono visibili su:
www.myspace.com/davidemarzattinocci
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Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che
siamo non possiamo
vincere, perché è il potere che vince sempre.
Noi possiamo al massimo convincere.
Nel momento in cui convinciamo, vinciamo, perché
determiniamo una
situazione di trasformazione difficile da recuperare.
Franco Basaglia
E' il solo punto di partenza, l'unico veramente fondamentale.
Il teatro è la vita.
“Possono prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico: un uomo attraversa questo spazio mentre qualcun altro lo guarda e questo è tutto quanto di cui ho bisogno perchè s'inizi un atto teatrale.
In teatro è l'immaginazione a riempire lo spazio".
Peter Brook
Associazione Culturale
METAMORFOSI TEATRO
Laboratorio di Arti Integrate
Metamorfosi Teatro nasce nel 2006 con gli attori e registi Davide Marzattinocci e Giulia Scala; nel marzo del 2009 si costituisce come Associazione Culturale.
Nel 2006 nasce lo spettacolo Passaggi , rappresentato al Maggio Sermonetano.
L’attività di Metamorfosi Teatro comprende laboratori teatrali per persone disabili e non, laboratori di ricerca teatrale per attori e danzatori, laboratori e stages teatrali, di Drammateatroterapia e Arti Terapie.
Nel 2008 nasce Vincere, corto teatrale su drammaturgia di Marco Montanari, per la regia di Davide Marzattinocci, in scena al Nuovo Teatro Colosseo (rassegna Schegge d’autore) eTeatro Ygramul nel 2008 e al Teatro Fàrà Nume (Ostia Lido) nel 2009.
Il suddetto corto è parte di uno spettacolo più ampio, Domani è il giorno (studio n. 1), su drammaturgia di Marco Montanari, che ha debuttato nel maggio 2009 al Teatro Il Cantiere a Roma ed è poi andato in scena al Centro di Cultura Popolare del Tufello (Roma). Attualmente il gruppo è composto dal regista Davide Marzattinocci e dalle attrici Stefania Mellace e Giusi Nazzarro.
Metamorfosi Teatro was founded in 2006 by Davide Marzattinocci and Giulia Scala. The first show, Passaggi, was produced in occasion of the festival Maggio Sermonetano in 2006. In March 2009 the group was established as a Legal Cultural Association.
Metamorfosi Teatro is a permanent laboratory and organizes workshops for actors and dancers, Drama-Therapy and Art Therapies workshops and it works regularly with people with disabilities.
In 2008 produced Vincere, by Marco Montanari’s dramaturgy and directed by Davide Marzattinocci. Vincere was represented in 2008 at the Nuovo Colosseo Theatre and at the Ygramul Theatre in Rome and in 2009 at the Fara Nume Theatre in Ostia (Rome). This short play is part of a broader performance: Domani è il giorno (project n. 1), which, in May 2009, debuted at the Cantiere Theatre and then it was replicated at the Centro di Cultura Popolare Tufello in Rome. Currently the group is composed by the director, Davide Marzattinocci and the actress Stefania Mellace and Giusi Nazzarro.
Davide Marzattinocci è laureato in Lettere (Storia del Teatro) con una tesi sul teatro delle marionette a Roma nell’800. Regista, attore e arteterapista ad orientamento psicofisiologico, conduce laboratori teatrali e stages di Drammateatroterapia e Arti Terapie. Lavora individualmente con le Arti Terapie. Da diversi anni conduce laboratori teatrali e realizza spettacoli in ambito sociale con persone disabili, anziani, pazienti psichiatrici. Dal 2009 è docente in espressione corporea presso la scuola di teatro Centro Formazione Attori di Roma.
Davide Marzattinocci graduated in Faculty of Letters in the University La Sapienza in Rome, with a thesis on the Puppets theatre in Rome in the nineteenth century. Director, actor and art therapist with psycho physiological orientation, he regularly conducts workshops and theatrical stages in Drama-Therapy and Art Therapies. He works individually with the Arts Therapies too. For several years leading workshops and theatrical performances achieved in the social with people with disabilities, elderly, psychiatric patients. Since 2009 he has been teaching in bodily expression at the School of Theatre Centro Formazione Attori in Rome.
To consult detailed curriculum : www.davidemarzattinocci.splinder.com
Stefania Mellace studia nell’adolescenza danza classica,tip tap proseguendo in seguito con studi di danza contemporanea. Nel 2000 consegue il diploma come attrice presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”di Roma e nel 2001 il il titolo di Perfezionamento. Nel 2007 consegue la laurea triennale in Dams presso l’Università “Roma tre”di Roma con una tesi su Gilberto Govi dal titolo”Gilberto Govi e l’arte dell’attore nelle sue commedie”. All’attività di attrice ha affiancato quella di insegnante in laboratori di teatro nelle scuole superiori di Roma. Dal 2008 lavora come attrice nella compagnia Teatro Buffo nell’ambito del progetto teatro e disabiltà.
Giusi Nazzarro si è laureata nel 2009 al Dams dell’Università Roma Tre con una tesi sul Teatro contemporaneo in Bosnia Erzegovina. Lavora come attrice in una compagnia di Teatro ragazzi e conduce laboratori teatrali presso scuole materne ed elementari di Roma. Collabora con un’associazione di Teatro al femminile come attrice e come assistente in laboratori teatrali nell’ambito del sociale. Lavora come attrice in Metamorfosi Teatro e nella compagnia integrata con persone disabili Teatro Buffo.
Giusi Nazzarro graduated in 2009 at the Department of Arts, Music and Entertainment of University Roma Tre, with a thesis on contemporary theatre in Bosnia-Erzegovina. She works as an actress in a youth theatre and conducts theatre workshops for children in nursery and primary schools in
Per info: Davide Marzattinocci
Tel: 340-1486357
E-mail: davide.marzattinocci@yahoo.it
www.davidemarzattinocci.splinder.com
www.myspace.com/davidemarzattinocci
Cliccare sul simbolo qui sotto per il cv di Davide Marzattinocci
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LABORATORIO TEATRALE 2009/2010
al Centro di Cultura Popolare Tufello

Il laboratorio teatrale ha un approccio fondamentalmente corporeo, legato al gioco e alla ricerca delle possibilità creative che ognuno porta con sé.
Il corpo è il punto di partenza per entrare in contatto con sé e con l’altro; è lo strumento per muoversi, danzare divertirsi, giocare, improvvisare; è il luogo abitato dai personaggi che si mostrano sulla scena. Dal corpo poi si origina la voce, anch’essa strumento teatrale e oggetto di esperienze nel laboratorio.
Questo percorso sarà aperto a tutti (non è necessario avere esperienza teatrale) e porterà alla creazione di uno spettacolo creato dal gruppo nel corso del laboratorio. Lo spettacolo verrà rappresentato al Centro di Cultura Popolare Tufello a giugno 2010.
Associazione Culturale
Metamorfosi Teatro-Laboratorio di Arti Integrate
& Scuola Attiva
presentano:
LABORATORIO TEATRALE
Illustrazione di Teresa Scala
Uno spazio dove muoversi, giocare, ballare, creare storie, personaggi e mettere in scena uno spettacolo. Il laboratorio si svolgerà il venerdì presso Scuola Attiva, via Col di Rezia 3 (viale Ionio) e sarà condotto da Davide Marzattinocci e Giusi Nazzarro. Sono attivi due gruppi: 7-10 anni (ore 16-17,30) e 11-14 anni (ore 17,30-19). Info: Giusi Nazzarro 349/1886842.
E-mail: g.nazzarro@libero.it
Metamorfosi Teatro nasce nel 2006 con gli attori e registi Davide Marzattinocci e Giulia Scala; nel marzo del 2009 si costituisce come Associazione Culturale. L’attività di Metamorfosi Teatro
Davide Marzattinocci è laureato in Lettere (Storia del Teatro) con una tesi sul teatro delle marionette a Roma nell’800. Regista, attore e arteterapista ad orientamento psicofisiologico, conduce laboratori teatrali e stages di Drammateatroterapia e Arti Terapie. E’ regista e attore di Metamorfosi Teatro, gruppo di ricerca teatrale. Lavora individualmente con le Arti Terapie. Da diversi anni conduce laboratori teatrali e realizza spettacoli in ambito sociale con persone disabili, anziani, pazienti psichiatrici. Dal 2009 è docente in espressione corporea presso la scuola di teatro CFA di Roma. Per il curriculum dettagliato: www.davidemarzattinocci.splinder.com
Giusi Nazzarro si è laureata nel 2009 al Dams dell’Università Roma Tre con una tesi sul Teatro contemporaneo in Bosnia Erzegovina. Lavora come attrice in una compagnia di Teatro ragazzi e conduce laboratori teatrali presso scuole materne ed elementari di Roma. Collabora con un’associazione di Teatro al femminile come attrice e come assistente in laboratori teatrali nell’ambito del sociale. Lavora come attrice in Metamorfosi Teatro e nella compagnia integrata con persone disabili Teatro Buffo.
www.davidemarzattinocci.splinder.com
www.myspace.com/davidemarzattinocci
www.scuola-attiva.net
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STS di Claretta Carotenuto
Via Alfredo Casella 22, Roma
Master Class per attori e danzatori professionisti
UBU RE
condotto da
Lo stage è finalizzato ad una ricerca teatrale e sul movimento che prenda spunto dall’Ubu Re di Alfred Jarry. Il punto guida dell’esperienza saranno il corpo, quello dell’attore/danzatore come quello di Ubu, e il movimento. Partendo da momenti di
contatto con il proprio corpo si lavorerà sulla struttura e le tensioni corporee, sull’espressione corporea libera, sulla danza nel movimento e sull’azione teatrale. Non si tratterà di lavorare su una messa in scena del testo, ma di usarlo come spinta iniziale per poi distaccarsene; il testo sarà il motore creativo dal quale cogliere tutte le suggestioni corporee che formeranno poi il materiale finale, che consisterà, per ogni partecipante, nella costruzione si una breve azione scenica. Lo stage si propone di far sperimentare un approccio utile per una maggiore consapevolezza corporea in scena.
Lo stage si effettuerà sabato 24 e domenica 25 ottobre 2009 dalle 15 alle 20.
Si richiede la massima puntualità.
Non sarà possibile accedere a laboratorio iniziato.
Per il lavoro è consigliato portare con se il testo ed è indispensabile avere un abbigliamento comodo che faciliti il movimento.
Si richiede di portare un oggetto qualsiasi (tranne capi di abbigliamento e orecchini collane, bracciali, anelli).
Selezioni aperte. Numero chiuso. Scadenza iscrizioni mercoledì 21 ottobre 2009. Si rilascia attestato di partecipazione.
Info e prenotazioni: tel. 06.86203554
e-mail: assinternazionale@libero.it
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Metamorfosi Teatro
presenta:
LABORATORIO di
DRAMMATEATROTERAPIA
2009/2010
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“Dal mio quarto piano sull'infinito, nella plausibile intimità
della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull'inizio
delle stelle, i miei sogni si muovono con l'accordo di un
ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi e paesi ignoti, o ipotetici,
o semplicemente impossibili."
Fernando Pessoa
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Il laboratorio di drammateatroterapia si propone di stimolare le potenzialità creative e relazionali dei partecipanti nel rispetto delle caratteristiche individuali, ed e' aperto a chiunque. Non è necessaria alcuna esperienza teatrale.
Il laboratorio può essere interpretato come uno spazio formativo in senso professionale, personale ed artistico; uno spazio “altro” nel quale si può lavorare creativamente sulla scoperta di sé e che permette di immergersi nel "qui e ora" dell’esperienza creativa. Il teatro è un contenitore dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sé e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, creare personaggi, forme e movimenti, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora.
Il laboratorio è aperto a chiunque, attori e non attori,
Il laboratorio inizierà appena verrà raggiunto un numero sufficiente di adesioni e si concluderà a giugno 2010.
È particolarmente indicato a medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori di comunità, insegnanti, animatori, operatori sociosanitari, attori ed artisti.
Si consiglia di indossare abiti comodi che facilitino il movimento.
E’ consigliato portare un tappetino o asciugamano sul quale potersi sdraiare.
Il percorso laboratoriale non abilita alla professione di operatore in Drammateatroterapia.
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Il laboratorio si svolgerà il mercoledì dalle 18,30 alle 20,30 presso l’Ass Cult. SperimentArti , via R. Montecuccoli 28 (P.le Prenestino). Aperto a tutti.
Primo incontro gratuito.
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Davide Marzattinocci, tel: 340-1486357
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COSA SONO LE ARTI TERAPIE
Con il termine Arti Terapie si definisce una disciplina che utilizza il linguaggio delle Arti a scopi educativi, riabilitativi e volti a raggiungere il benessere della persona. Le Arti Terapie hanno il peculiare obiettivo di contribuire ad aiutare la persona in un processo di consapevolizzazione di sè, della propria identità, dei propri limiti e dei propri confini, corporei e sociali, quindi relazionali. Nel contesto arteterapeutico le Arti si pongono come veicolo attraverso il quale esprimere i propri vissuti psicofisiologici in un setting protetto, nel quale la persona intraprende un percorso trasformativo. Le Arti Terapie offrono la possibilità di esprimersi attraverso suoni, ritmi, colori, gesti, parole e tutte le altre forme artistiche. Queste sono modalità facilitanti, protomentali, precognitive. Sono un linguaggio immediato e semplice che permette di esprimere emozioni trattenute, anche profonde, non comunicate verbalmente. Il suono, il ritmo, il segno grafico, il teatro, il colore, il movimento, il contatto con la materia, la narrazione, sono lo stimolo per esprimere emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo. Il qui e ora dell’esperienza creativa permette alla persona di essere completamente immersa in uno spazio-tempo altro, libero e svincolato da giudizi di valore. Le Arti (pittura, cretazione, musica, espressività corporea, narrazione, teatro) si mescolano e si integrano per accompagnare la persona in un percorso di integrazione verso la ricerca di un’individualità stabile e flessibile.
LA DRAMMATEATROTERAPIA
Con il termine Dramma Teatro Terapia si definisce una disciplina che utilizza il linguaggio del teatro a scopi educativi, espressivi e riabilitativi. La DTT ha il peculiare obiettivo di contribuire ad aiutare la persona in un processo di consapevolizzazione di sè, della propria identità, dei propri limiti e dei propri confini, corporei, sociali e relazionali. La DTT si propone di far sperimentare l’esperienza del contatto attraverso la pratica teatrale e il suo linguaggio immediato. Il teatro è lo stimolo per comunicare emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo e offre la possibilità di esprimersi attraverso altre forme artistiche che per sua natura contiene: il suono, il ritmo,
il colore, il gesto, il movimento, la narrazione, le parole. Il qui e ora dell’esperienza in DTT permette alla persona di essere completamente immersa in uno spazio-tempo altro, sperimentando la possibilità di creare e interpretare i propri personaggi.
Il teatro è un contenitore dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sè e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora.
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URGENZaTEATRO
Due spettacoli per l’emergenza
terremoto in Abruzzo
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Sabato 30 maggio 2009
al Centro di Cultura Popolare del Tufello,
via Capraia 81, Roma.
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Ore 20,30
Metamorfosi Teatro
Domani è il giorno
(Studio n.1)
Con: Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,
Giusi Nazzarro, Paola Santamaria
Drammaturgia di Marco Montanari
Regia di
Costumi femminili di Giulia Scala
Oggetti di scena di Maria Vincenza Nardini
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Ore 21,30
Groucho Teatro
Prometeo in blues
Con Raffaele Schettino
Regia di Mara Calcagni
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Ingresso a sottoscrizione
IL ricavato verrà devoluto alla popolazione abruzzese terremotata.
Al termine degli spettacoli saranno offerti dei crostini,
un primo piatto e del vino.
Per info: tel/fax 06/87184111, 340/1486357 ccptufello@yahoo.it
davide.marzattinocci@yahoo.it
www.ccptufello.splinder.com
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Metamorfosi Teatro
in:
Domani è il giorno
(Studio n.1)

Una donna che ha scelto di sacrificarsi per il suo popolo, facendosi esplodere in territorio nemico, vive il suo ultimo giorno. Protetta e nascosta dall’Organizzazione che la farà diventare una martire per la sua gente, incontra tre persone: la donna che segretamente la ospita nel suo scantinato e la figlia di quest’ultima; il capo dell’organizzazione, venuto per registrare il suo videotestamento.
Durante la notte la donna sogna. Nel sogno prende forma la sua storia, nelle azioni di strani personaggi. Nel sogno si confondono le distanze e si amalgamano la disperazione degli oppressi e quella degli oppressori; si svelano simbolicamente i meccanismi che portano alla violenza.
Nessuna collocazione storica o geografica caratterizza la messa in scena; il sacrificio non ha tempo ed è quello di tante donne e uomini. La donna rivelerà una rabbia, un’umanità e un desiderio di contatto scaturiti da una umiliante e continua condizione di oppressione. Sentimenti che agli occhi del nemico occidentale e “civilizzato” vengono accuratamente celati e negati da una censura globalizzata e finalizzata al mantenimento del potere.
Un messaggio affinché ognuno possa capire il dolore degli altri.
Lo spettacolo verrà presentato come studio, ovvero in una fase di costruzione dove nulla è definitivo (per quanto mai uno spettacolo può essere considerato una struttura finita).
Ciò che ha preso forma potrebbe ancora essere suscettibile di variazione nel corso del tempo.
Con:
Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,
Giusy Nazzarro, Paola Santamaria.
Regia di
Drammaturgia di Marco Montanari.
Costumi femminili di Giulia Scala
Oggetti di scena di Maria Vincenza Nardini
Domenica 17 maggio 2009, ore 21
Teatro Il Cantiere
Via Gustavo Modena 92, Roma
Ingresso € 7
Non sarà possibile accedere a spettacolo iniziato.
Info: tel: 340-1486357
www.davidemarzattinocci.splinder.com
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Teatro Buffo
Laboratorio Teatrale Integrato
in:
Cafè des pissenlits

Cafè des pisenlits è l’ultimo spettacolo del laboratorio teatrale disabili della cooperativa Spes Contra Spem. Lo spettacolo è nato dall’idea di creare situazioni attorno ad uno spazio intimo, che ha il centro in un tavolino e qualche sedia. Attorno a questo centro (un luogo dove una piccola comunità passa e lascia tracce di sé) sono nati personaggi più o meno probabili che, come il titolo suggerisce, sono rappresentanti di un mondo borghese, culturalmente ricco.
Ma in alcuni casi il contenimento borghese cede il passo ad atteggiamenti opposti, che liberano sanamente gli istinti più bassi, intimi e inconfessabili che ognuno di noi porta con sé.
Con:
Emilia Balbo
Tommaso Graziola
Davide Marzattinocci
Elio Meloni
Stefania Mellace
Patrizia Milanese
Diana Milos
Giusi Nazzarro
Giorgio Russo
Giuseppe Vomero
regia
Davide Marzattinocci
audio e luci
Suzana Zlatkovic
a seguire:
Club des pissenlits
Il teatro, lo spettacolo, l'attore
e altre divagazioni
Teatro Buffo incontra il pubblico e il pubblico incontra Teatro Buffo
Domenica 10 maggio 2009 ore 18:00
al Cineteatro,
Ingresso libero.
www.spescontraspem.it
per info: teatrobuffo@spescontraspem.it
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Cafè des pissenlits sarà in scena
nella 3° Rassegna
Nazionale Città di Rovigo Teatro e disabilità,
mercoledì 27 maggio, ore 9,30.
Per info cliccare sull'allegato qui sotto.
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Metamorfosi Teatro
in:
Vincere
(corto teatrale)

Con: Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,
Giusi Nazzarro, Paola Santamaria.
Drammaturgia di Marco Montanari.
Abiti femminili di Giulia Scala
Regia di Davide Marzattinocci
Vincere nasce da una meditazione sull’animale uomo, sui processi che rendono la violenza come una costante della razza umana. Quindi violenza come territorialità`, violenza come unico modo di sopravvivenza dell’essere umano. Ma anche eccessiva enfasi su questo aspetto che porta a un risultato completamente distorto e autodistruttivo. Questo è infatti il risultato finale di un processo per cui l’uomo non puo’ più commettere violenza alla stregua di una scimmia, quindi vedendo in faccia l’avversario e fermandosi un attimo prima di sterminare la sua stessa specie. Non solo, ma l’eta’ di morte sempre più alta porta anche a un blocco sociale che la violenza, sempre più raffinata, non puo’ far altro che esaltare e rendere immobile. Tutto questo a fianco di un uguale processo di avanzamento e potenziamento di giovani vittoriosi che poi, senza tanti complimenti, vengono messi da parte dalle loro stesse società. In un quadro più ampio, in un mondo globale possiamo vedere questo discorso in coloro che vengono da paesi poveri e si specializzano in modo tale da diventare elite nel mondo globalizzato che poi li respinge in quanto figli di paesi poveri, di serie B. E l’unica soluzione a questa situazione puo’ apparire la violenza più devastante, quella più suicida e letale…
Corti teatrali
V rassegna
DAL 1 AL 3 MAGGIO 2009
Orari di inizio spettacoli:
ven. sab. ore 21.00 dom. ore 18.00
Ingresso
intero € 12,00, ridotto € 10,00
Teatro Fàrà Nume
Via Domenico Baffigo 116
00121 Ostia Lido – Roma
BUFFONERIE!
Alla ricerca del corpo comico
e del personaggio buffo.
Condotto da Davide Marzattinocci

La creatività come elemento presente in ognuno è lo strumento per giocare, muoversi, improvvisare, creare i propri personaggi buffi, comici, clowneschi, surreali e metterli in scena assieme a quelli degli altri.
Giulia di Gallese
Ludership è il 1° network per ridere, vivere e lavorare con il sorriso!
Visita ludership al: http://ludership.ning.com
COSA SONO LE ARTI TERAPIE
Con il termine Arti Terapie si definisce una disciplina che utilizza il linguaggio delle Arti a scopi educativi, riabilitativi e volti a raggiungere il benessere della persona. Le Arti Terapie hanno il peculiare obiettivo di contribuire ad aiutare la persona in un processo di consapevolizzazione di sè, della propria identità, dei propri limiti e dei propri confini, corporei e sociali, quindi relazionali. Nel contesto arteterapeutico le Arti si pongono come veicolo attraverso il quale esprimere i propri vissuti psicofisiologici in un setting protetto, nel quale la persona intraprende un percorso trasformativo. Le Arti Terapie offrono la possibilità di esprimersi attraverso suoni, ritmi, colori, gesti, parole e tutte le altre forme artistiche. Queste sono modalità facilitanti, protomentali, precognitive. Sono un linguaggio immediato e semplice che permette di esprimere emozioni trattenute, anche profonde, non comunicate verbalmente. Il suono, il ritmo, il segno grafico, il teatro, il colore, il movimento, il contatto con la materia, la narrazione, sono lo stimolo per esprimere emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo. Il qui e ora dell’esperienza creativa permette alla persona di essere completamente immersa in uno spazio-tempo altro, libero e svincolato da giudizi di valore. Le Arti (pittura, cretazione, musica, espressività corporea, narrazione, teatro) si mescolano e si integrano per accompagnare la persona in un percorso di integrazione verso la ricerca di un’individualità stabile e flessibile.
LA DRAMMATEATROTERAPIA
Con il termine Dramma Teatro Terapia si definisce una disciplina che utilizza il linguaggio del teatro a scopi educativi, espressivi e riabilitativi. La DTT ha il peculiare obiettivo di contribuire ad aiutare la persona in un processo di consapevolizzazione di sè, della propria identità, dei propri limiti e dei propri confini, corporei, sociali e relazionali. La DTT si propone di far sperimentare l’esperienza del contatto attraverso la pratica teatrale e il suo linguaggio immediato. Il teatro è lo stimolo per comunicare emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo e offre la possibilità di esprimersi attraverso altre forme artistiche che per sua natura contiene: il suono, il ritmo,
il colore, il gesto, il movimento, la narrazione, le parole. Il qui e ora dell’esperienza in DTT permette alla persona di essere completamente immersa in uno spazio-tempo altro, sperimentando la possibilità di creare e interpretare i propri personaggi.
Il teatro è un contenitore dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sè e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora.
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esprimersi attraverso un’attività creativa, ma anche a persone disabili o in condizioni di disagio.Il suono, il ritmo, il segno grafico, il teatro, la danza, il colore, il movimento, il contatto con la materia, la narrazione, sono lo stimolo per esprimere emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo; sono un linguaggio immediato e semplice che permette di esprimere le proprie emozioni.
UN ARTICOLO DALLA RIVISTA "ARTI TERAPIE" (nov.-dic. 2006)
TEATRO, DISABILITA’ ED ESTETICA.
“Dal mio quarto piano sull’infinito, nella plausibile intimità
della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull’inizio
delle stelle, i miei sogni si muovono con l’accordo di un
ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi e paesi ignoti, o
ipotetici, o semplicemente impossibili.”
Fernando Pessoa
Vorrei prendere spunto, per le semplici riflessioni che seguiranno, da un’esperienza che mi coinvolge da alcuni anni. Dal 2001 conduco un laboratorio teatrale per persone disabili promosso dal Municipio Roma Tre e realizzato dalla cooperativa Oltre. Al laboratorio partecipano mediamente una decina di utenti e da due a cinque operatori: tutti i partecipanti, me compreso, sono sempre coinvolti negli spettacoli in tutte le fasi, dalla creazione alla rappresentazione.
Proprio su questa distanza, sul percorso creativo che va dalla nascita dell’idea-azione teatrale alla sua fissazione-rappresentazione per il pubblico, vorrei fermare l’attenzione. C’è un legame tra il processo che avviene nel laboratorio e il senso estetico della performance che ne scaturisce? Perché spesso gli spettacoli con persone con disagio non hanno una valida collocazione estetica?
In merito alle difficoltà poste da queste domande vorrei citare un passo del prof. Giorgio Concato (Docente di Psicologia Dinamica all'Università di Firenze), che illustra due possibili condizioni di non equilibrio; dove la terapia annulla il teatro e dove il teatro inficia l’intervento terapeutico: “Nel primo caso, dunque, si assiste a spettacoli volti a suscitare nel pubblico la commozione per l'insospettata abilità dei disabili a mostrarsi "normali", a dimostrare, nell'ambito della finzione, quelle competenze e quelle attitudini la cui mancanza, nella vita concreta, li contrassegna e li separa dai soggetti normodotati: spettacoli del tipo "saggio di fine anno", per un pubblico di curiosi, parenti, operatori, volontari e persone sensibili, disposti ad apprezzare lo sforzo dei disabili di superare il loro handicap e la capacità dei registi-terapeuti di accompagnarli verso la riacquisizione di una normale funzionalità espressivo-motoria. Qui la terapia oscura l'arte, fino a trasformarla in semplice pretesto.
Nel secondo caso, invece, all'insegna di un'obsoleta apologetica della valenza decostruttiva della deformità, il "diverso" rischia di apparire sulla scena, inconsapevole del
suo ruolo di spettacolare alterità, solo come emblema e segno di un discorso critico-estetico sulle rimozioni e le esclusioni operate dalla vigente cultura della normalità.”.
Partendo da queste considerazioni vorrei scrivere del ruolo del conduttore, così come lo vivo nella mia esperienza. Nel lavoro mi sento in balìa delle sensazioni, del sentire (parole che sono alla radice del termine estetica), navigo con il gruppo e attiro a me i loro messaggi consapevoli o meno; sono pienamente coinvolto delle loro possibilità (soprattutto delle più elementari ed istintive), dai loro ritmi, dai loro limiti, dalla loro quotidianità, dai loro movimenti e dalle loro ansie. Questo materiale si mescola alle mie sensazioni (la mia “estetica”) e a quello degli operatori, poi riaffiora bisognoso di un contesto, chiede di essere ricollocato dal sogno al palcoscenico sotto forma di suoni, oggetti, forme, azioni. Non è importante (anche se a volte è necessario) dare una “spiegazione razionale” all’azione teatrale; l’importante è che sia voluta, necessaria e riproducibile, senza che si perda la voglia di continuare a reinventarla, diversa ed uguale, come si reinventa, parallelamente, la relazione tra gli attori. Mi piace, una volta iniziato il percorso laboratoriale, restare in una temporanea sospensione attendendo e cercando lo stimolo, spesso una musica o un oggetto che, una volta fissato nell’azione scenica, crei uno spazio-tempo dove l’attore-utente possa “rappresentarsi” in un luogo protetto e modificabile. Mi piace aspettare che le immagini “cadano dall’alto”; poi le accolgo e le accompagno nel mio immaginario con la concretezza di ciò che gli utenti sono, in tutte (o alcune) loro subidentità. L’immaginazione tiene stretto a sé il reale e lo rielabora modificandone i contorni e permettendo all’attore di non dover assumere un’identità imposta, rigida, che non farebbe altro che privarlo dell’esperienza di esprimersi ed apparire sé ed altro da sé. 
Non credo sia facile mantenere l’equilibrio metodologico ed umano che consenta di non sbilanciarsi verso gli opposti citati dal prof. Concato, ma penso che sia auspicabile cercarlo, sentirlo e modularlo all’interno dell’esplorazione della relazione tra il conduttore e il gruppo. Un processo laboratoriale condotto con consapevolezza può portare dolcemente, fluidamente e con naturalezza, gli attori verso il sentire, quindi nel pieno di un’esperienza che si possa definire estetica. Perciò a mio avviso l’estetica del teatro in contesti di disagio (e forse anche del teatro in altri contesti) non è un punto di arrivo da raggiungere con immediatezza, ma la conseguenza di un processo creativo sentito.
Davide Marzattinocci
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Laboratori in S.P.D.C.
L’esperienza del muro.
(dalla rivista Arti Terapie)
L’esperienza del muro nasce come micro progetto all’interno del laboratorio di espressività corporea integrata che si svolge nel reparto Psichiatrico Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) dell’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma il cui responsabile è il Dott. Walter Gallotta.
L’idea è nata un giorno mentre percorrevamo l’androne che precede l’entrata nel reparto. In questo spazio diverso tempo fa è stato eretto un muro di cartongesso che aveva la funzione di separare l’ambiente antecedente l’S.P.D. C, in cui i pazienti passano del tempo, anche solo per fumare o “prendere aria” e l’ambiente deputato alle visite mediche dell’ospedale e al pagamento dei ticket.
La sensazione che avevamo percorrendo il corridoio era quella di sfiorare, ogni volta, non solo un muro, ma un muro esteticamente brutto, qualcosa messa lì “alla buono e meglio” ma con una precisa funzione: una vera e propria barriera architettonica.
Ci siamo allora dette che sarebbe stato interessante “spostare” il lavoro che svolgevamo con i pazienti all’interno del reparto, lì fuori, sul muro. Il pretesto era quello di renderlo meno squallido e più gradevole alla vista, ma contemporaneamente si lavorava sul processo trasformativo del singolo paziente e del gruppo.
Ci piaceva che il tema della malattia mentale intesa come qualcosa da ghettizzare, isolare, nascondere magari proprio attraverso un muro, fosse il filo conduttore del nostro lavoro e potessimo così inventarci, insieme ai pazienti, un modo nuovo per affrontarla e trattarla utilizzando i linguaggi artistici.
Il micro progetto è iniziato con l’ approvazione del primario e con l’adesione ,alla nostra proposta di collaborazione, degli altri due laboratori attivi nel reparto, quello di musicoterapia e quello di scrittura collettiva. Ognuno di noi ha mantenuto la piena autonomia all’interno del proprio laboratorio ma abbiamo condiviso, sin dall’inizio, il progetto terapeutico e la sua organizzazione generale.
Laboratorio di espressività corporea (Dott.ssa Elena La Puca, dott.ssa Francesca Barbieri).
Per quanto riguarda il nostro laboratorio, il lavoro iniziava spesso all’interno del reparto con esperienze psico-fisiologiche o altre esperienze a base corporea per poi, in qualche modo, “transitare” fuori dal reparto e trovare uno spazio di memoria sulla superficie del muro. Parte importante e strutturante del lavoro, è stata la gestione dello “spazio interno”, inteso come mondo interiore , e dello “spazio esterno” come luogo fisico di proiezione dei propri vissuti, da condividere con gli altri e di cui avere rispetto.
La proposta era quella di integrarsi agli altri attraverso i propri lavori, di sfiorarsi a volte, molto spesso incontrarsi ma mai sovrapporsi, mai cancellare e quindi mai nascondere.
Molto interessante è stato accorgersi di come le esperienze corporee e i giochi espressivi compiuti all’interno del “setting reparto” trovassero,poi, un altro modo per essere raccontati fuori e quindi rivissuti dai singoli pazienti attraverso altre forme espressive come il colore, l’impronta, il disegno, il racconto e la composizione attraverso materiali diversi (lana, ritagli di giornale, carta).
Ad un certo punto del lavoro è stato evidente ai nostri occhi come il muro, da ostacolo, fosse diventato una possibilità, una risorsa, un sostegno, un grande contenitore, qualcosa con cui giocare, e soprattutto qualcosa che ci aiutasse a non dimenticare ciò di cui si ha bisogno. Il muro stava diventando uno spazio relazionale, dove s’intrecciavano vissuti ma soprattutto stava diventando un corpo “vivo e parlante”.
Il setting atipico del “muro” poneva più difficoltà per la gestione del gruppo, in quanto spazio più aperto, meno controllabile e quindi più dispersivo. Nello stesso tempo, però, ci ha permesso con più facilità, di coinvolgere pazienti molto gravi o reticenti che, sostando fuori per una sigaretta o per prendere un po’ d’aria, sono entrati nel lavoro, dapprima, come “semplici” osservatori, e poi incuriositi, hanno partecipato lasciando contributi molto significativi e ritrovando quel senso di leggerezza, frutto dell’esperienza del lasciarsi andare...
Qui di seguito raccontiamo brevemente alcune delle esperienze più significative del progetto:
· La sagoma dalla personalità multipla.
Segnalare i confini del corpo attraverso le proprie mani; creazione di una sagoma umana sul muro (il corpo è stato “prestato” da uno dei pazienti).
Il gruppo gli ha dato un nome e ha colorato le diverse parti del corpo con il colore che pensava potesse rappresentarle e lo ha riempito di particolari e di elementi. In ultimo gli è stata data un’espressione.
· “Qui dentro”.
Dopo aver giocato con il soffio delle bolle di sapone, il gruppo esprime proprie immagini e sensazioni rispetto al “qui dentro” inteso come vissuto sia all’interno del reparto e quindi dell’ospedalizzazione sia rispetto al proprio mondo interiore. Successivamente il gruppo viene invitato a portare i contenuti dell’esperienza “lì fuori” sul muro, scegliendo la propria modalità.
· Il “collage”: scomporre per ricomporre.
Lavoro con ritagli di immagini o frasi di giornali; i pazienti hanno composto un proprio collage personale aggiungendo altre immagini o scrivendo un racconto o una storia ai ritagli da noi proposti.
· Lavoro sul muro: “la mia gioia”.
Scegliamo il colore della gioia; cos’è la gioia per ognuno di noi?
Disegniamo liberamente la gioia sul muro
· Lavoro a tema sul giorno della memoria: 27 gennaio
Riflettendo sul senso della memoria e in particolare sull’olocausto, il gruppo ha prodotto immagini e pensieri..che si sono tradotti poi in versi...arrivando a comporre una poesia integrando i pezzi di ciascuno. Ognuno ha poi scritto sul muro il proprio verso. Il gruppo ha poi deciso il titolo della poesia e un nome unitario con cui firmarsi: Gli esposti dell’S.P.D.C.
· Esperienza dell’elastico e dello spazio.
Esplorazione libera dello spazio;
Un grande elastico poi ci ha racchiusi tutti. Abbiamo lavorato sui vari distretti del corpo appoggiandoli di volta in volta sull’elastico, facendo esperienza delle possibili flessibilità dello spazio: lo “stretto” e il “ largo”.
Alla fine dell’esperienza abbiamo riportato i vissuti sul muro.
· Ricomincio da te:
A partire dall’osservazione dei lavori già esistenti, i partecipanti sono stati invitati a scegliere uno spazio su cui lavorare con la possibilità di aggiungere, integrare o proseguire tracce già esistenti e creare così una nuova e personale immagine.
Laboratorio di Musicoterapia (Dott. Davide Marzattinocci).
Non ho avuto difficoltà nell’accettare la proposta di entrare in contatto, attraverso il lavoro di musicoterapia, con il muro. Ho sempre avuto l’impressione che quel muro fosse collocato in un punto liminale, tra il dentro e il fuori. Un luogo dove il paziente resta per fumare, parlare, passeggiare; un luogo che non è il reparto ma nemmeno il giardino, la strada, la città. Insomma, un luogo quasi dentro e quasi fuori. Il muro taglia in due il corridoio, lo restringe della metà ed è perciò vicino a chi entra nel reparto a tal punto che è quasi impossibile non accorgersi di lui, entrarci in contatto, sentire la sua presenza fisica. Se dunque lui entra in contatto con noi, noi possiamo stabilire un contatto con lui.
Mi sono chiesto, date le particolari condizioni del contesto, come far entrare in contatto i pazienti e la loro musica con il muro. Difficile sarebbe stato lavorare nell’immenso corridoio dove c’è il muro; troppo dispersivo lo spazio, luogo stretto di passaggio. Poi ho pensato che si sarebbe potuto trasportare la musica sul muro, farla uscire dalla sala del reparto dove si fa il laboratorio, sotto un’altra forma: impressa su un grande foglio con segni e colori. Nel mio laboratorio già utilizzavo, durante momenti di improvvisazione musicale, attaccare ad una parete un grande foglio e sotto di esso mettere colori di tutti i tipi. Così chi voleva, poteva suonare e/o disegnare e contribuire a tracciare su carta una impressione dell’improvvisazione musicale. Svaniva il suono dell’improvvisazione e persa era la sua irripetibilità, ma il foglio colorato (oppure scritto con parole e frasi) ne conservava il senso. Ad ogni incontro (date le caratteristiche dell’SPDC il gruppo è sempre diverso) spiegavo del muro e della sua posizione tra il dentro e il fuori e poi presentavo il foglio vuoto che sarebbe stato messo a comporre un altro tassello del muro. Alla fine dell’incontro avveniva il rituale del trasporto del foglio dal reparto al muro; poi alcuni pazienti commentavano il risultato, altri aggiungevano qualcosa che non avevano avuto il tempo di mettere, altri, tra quelli che stavano nel corridoio, intervenivano con commenti o direttamente aggiungendo qualcosa.
Così ad ogni incontro un nuovo foglio andava ad integrarsi a quello ch’egli altri laboratori avevano creato. E la volta dopo, nell’arrivare al reparto, prima del laboratorio, era bello perdersi nel lungo muro tra scritte e colori per scoprire cosa era stato aggiunto e cosa non c’era più.
Dott.ssa Elena La Puca, psicologa, danzatrice, arteterapeuta.
Dott.ssa Francesca Barbieri, psicologa, arteterapeuta.
Dott. Davide Marzattinocci, Arteterapista ad orientamento psicofisiologico, attore e regista.
Cassandrino al Teatro Fiano
il teatro delle marionette a Roma nella prima metà dell'ottocento
di Davide Marzattinocci
Edizioni Junior - Bergamo 2006
248 pagg. € 16,80
fratello Riccardo, il concorso è riservato a tesi universitarie che si occupano del teatro di animazione. Il volume che presentiamo tratta di una maschera che, a differenza di quelle più note, fu legata a doppio filo alla vita del suo creatore/animatore Filippo Teoli (1771-1844), tanto da nascere e scomparire con lui, e con la breve ma folgorante esperienza di un teatrino di marionette situato a Roma, all’interno del Palazzetto Fiano, di proprietà del Cardinale Pietro Ottoboni. Il teatro iniziò infatti l’attività nel 1812 e la terminò, per essere trasformato in bottega, nel
approfondisce la storia del Teatrino Fiano e di quella della maschera che ne fu incontrastato protagonista. Accanto ad ampi stralci di documenti dell’epoca, che dettagliano in modo talvolta eccessivamente nozionistico (è pur sempre una tesi), tutte le vicende artistiche, architettoniche, legali e contrattuali del Teatrino e del palazzetto, il volume presenta la teatrografia di tutte le produzioni, le testimonianze di alcuni spettatori illustri (già citati prima), le trame e le caratteristiche di alcune commedie rappresentate, non senza gustosi cenni agli interventi della censura, e una serie d’informazioni che forniscono un quadro affascinante e completo dei gusti e dei costumi del pubblico romano dell’epoca.
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Introduzione all'opera teatrale Basta domandare di Marco Montanari, edizioni Sovera, 2004.
Sono profondamente affezionato al Calvino di Lezioni americane che, ricordando un verso del Paradiso di Dante Alighieri (Poi piovve dentro all’alta fantasia), definisce la fantasia come un posto dove ci piove dentro. Nel teatro, come nelle altre arti, la fantasia piove abbondantemente e prende forme diverse: e
ssa puo’ condensarsi nell’immaginario di un autore e creare un testo, oppure cadere su un palcoscenico portando con se ispirazione da elementi non testuali: immagini, movimenti, suoni, rumori, versi, colori, respiri e chissa’ quant’altro. La distinzione puo’apparire manichea se non prendiamo atto che nel processo creativo della scrittura di un testo teatrale e’ sempre attiva un’attivita’ immaginativa, un percorso di rappresentazioni mentali, fotogrammi che mostrano lo spettacolo all’autore, che in quel momento ne e’, piu’ o meno inconsapevolmente, anche regista e spettatore. Queste considerazioni, forse possono sembrare scontate e poco originali, ma sono necessarie affinche’ possa entrare nell’opera di Montanari attraverso una via a me piu’ usuale: il sentiero che porta alla zona invisibile, apparentemente messa ombra dal testo (non a causa del testo, ma per il nostro bisogno viziato di spiegarci tutto e razionalizzare lo spazio-tempo ignoto, percio’ potenzialmente creativo), ovvero la parte “spettacolare” che immaginiamo leggendo, che rappresentiamo a noi stessi dopo aver fatto la nostra regia personale.
Cosi’ ho vissuto l’opera di Montanari: accendendo le sensazioni, le emozioni, le possibilita’ creative che il contesto ha fatto piovere in me come la fantasia per Calvino. Il contesto, ovvero i luoghi dell’opera celati da e nelle parole, se illuminato e scoperto, mi conduce alla storia, alla macrostruttura narrativa, al senso delle parole impresse sui fogli, quindi al testo.
Montanari, in diversi momenti della traccia narrativa, cela alcuni dei quattro personaggi dietro una maschera e li fa sedere in luoghi della scena decentrati rispetto all’azione; gli altri personaggi continuano la rappresentazione. L’attore celato e’ l’attore fuori scena. Cosa accade se l’attore-personaggio non agisce ma contemporaneamente non nega la sua presenza fisica in scena? E’ realmente assente? E’ immaginativamente presente? E’ vero che Montanari ha concepito l’opera affinche’ possa essere rappresentata anche in spazi scenici non convenzionali, dove non essendovi quinte, l’attore non scompare fisicamente. Questa scelta non puo’ essere considerata solo in relazione allo spazio, in quanto influenza e segna fortemente tutto il dramma, permeandolo della tragica leggerezza di un sogno al quale ci si puo’ abbandonare senza che le uscite e le entrate degli attori vadano ad interromperlo.
I personaggi, quando indossano la maschera, accentuano la loro ieratica, costante presenza, fisica e psicologica, in una eterea ed onnipresente metaosservazone degli eventi passati, presenti e futuri: confermano, come un coro tragico, a se stessi e a chi in quel momento vive sulla scena, che tutto e’ gia’ definito e tutti ne sono a conoscenza. L’esperienza della conoscenza, della consapevolezza, puo’ essere distruttiva se non si e’abbastanza forti: salvarsi puo’ essere comprensibile, ma solo fino a quando la salvazione diventa la giustificazione per mantenere uno stato d’ignavia perenne che sottolinea uno iato identitario costante tra Io ed Io. Qui la maschera e’ lo scarto, salvifico e patologico, che separa l’uomo dall’esperienza piu’dura, importante e temuta: conoscere se stessi. Non solo: Montanari non specifica quale maschera debbano indossare i personaggi; lascia un margine di indefiinitezza, che nel lavoro di regia puo’ trasformarsi in un affascinante piccolo luogo di sperimentazione creativa.
Ma la tragedia, hanno sostenuto in passato alcuni uomini di teatro, se ben rappresentata, puo’ essere troppo violenta per l’animo umano, a meno che questi non abbia in se’ elementi (personali e culturali) che lo pongano ad una distanza estetica di sicurezza dall’evento tragico.
Cosi’ Montanari frammenta la tragicita’ del dramma, che riguarda tutti noi, con l’ironia dei finti radiogiornali che Bruno registra (con la sua voce!) per ingannare Alfredo, illudendosi di condannarlo in uno stato di paura costante; oppure portando lo spettatore fuori dallo spazio-tempo dell’azione quando Alfredo parla al pubblico e poi nel momento in cui Bruno da una descrizione del criminale Gino il Mancino osservando uno spettatore. Anche il tema politico e’ un elemento straniante, che conduce lo spettatore dalla tragicita’ individuale alla tragicita’ storica, gia’ esperita ed esorcizzata individualmente e collettivamente: quella delle stragi di Stato, della violenza morale, dei depistaggi, degli occultamenti e dell’asservimento alle falsita’ e alle omissioni della stampa. Alfredo, il cieco che non vuole vedere, e’ lo Stato dove “la polizia arriva sempre in ritardo”, “la giustizia non esiste e lo scrivono anche i giornali”, e dove e bene sapere che ”per vivere devo ubbidire senza fare domande”. Alfredo e’ lo Stato impunito, cosi’ abile e meschino da dominare Bruno, il popolo, e imprigionarlo nel ruolo di chi finge di ingannare sapendo di essere ingannato. Una condizione che fa di Bruno (e di Caterina, nonostante i fuochi di paglia da femminista) il personaggio piu’ meschino, quello che dovrebbe invadere la nostra anima, per scuotere la nostra rabbia e sviscerare la nostra vergogna fino a farci strappare le nostre maschere: senza piu’ coperture si potra’ dare luce all’oblio dell’abitudinarieta’, alla non-responsabilita’, al non voler vedere oltre la propria individualita’. La nostra individualita’ che, se non schiacciata dall’ideologia “famiglia, patria e lavoro”, si adagia comodamente nel ruolo di un falso cieco che continua a ripetersi la litania del “tanto nulla cambiera’” e del “si vede che le cose dovevano andare in questo modo”. Cosi’ e’ il micromondo creato da Montanari: un costante equilibrio in trasformazione che, come la societa’, non vuole concedersi una possibilita’ di cambiamento.
Davide Marzattinocci
SIGNIFICATO E FUNZIONE DEI LABORATORI DI ARTE TERAPIA NEL SERVIZIO PSICHIATRICO DIAGNOSI E CURA
(A. Pacini*, P. Giorgi*)
La riforma dell’assistenza psichiatrica, in Italia, ha preso avvio dall’impegno professionale ed umano di Franco Basaglia, il quale ha dimostrato attuabile un’assistenza al paziente psichiatrico che non si limitasse a sfruttare le nuove opportunità offerte dagli psicofarmaci per attenuare la sofferenza psichica e contenere le sue forme di espressione, spesso “disturbanti”, omologandoli così alle aspettative sociali.
L’idea innovativa di Basaglia è stata quella di utilizzare il nuovo strumento terapeutico soprattutto per far riemergere e recuperare le potenzialità individuali dei pazienti stessi, finalizzando la “cura” soprattutto al soddisfacimento dei loro personali bisogni, considerando la loro “diversità” come una peculiarità, non un limite o difetto.
La legge
Evitata così la prolungata segregazione del paziente, si è focalizzato l’impegno terapeutico sul mantenimento e sul recupero dell’integrazione del soggetto nel tessuto sociale, con la realizzazione di progetti personalizzati da parte di équipes multiprofessionali. In quest’ ottica le strutture territoriali ambulatoriali, i CSM, oltre ad assolvere a compiti terapeutici secondo un modello clinico, hanno da sempre disposto di finanziamenti per attività tese a facilitare la riabilitazione ed il reinserimento dei pazienti.
Tale funzione terapeutico-riabilitativa non era invece considerata praticabile in SPDC, in regime di ricovero del paziente in fase acuta.
La nostra esperienza ci ha insegnato che, al contrario, il momento della crisi può e deve essere colto come un’occasione preziosa per l’utilizzo delle energie “liberate” dal crollo dei precedenti equilibri difensivi. Tali energie, disponibili fino al ristrutturarsi delle difese, possono essere utilizzate in questa fase per esperienze diverse, che permettano l’elaborazione di sistemi funzionali e difensivi più maturi ed efficaci.
Nel 1996 abbiamo pertanto proposto ed ottenuto, l’assegnazione agli SS.PP.DD.CC. del D.S.M. della ASL RMC di una quota dei fondi disponibili per le Attività risocializzanti- riabilitative.
Nel 1997 è stato così possibile iniziare presso il SPDC dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, un percorso sperimentale, che si è sviluppato per tappe successive, segnate da revisioni critiche, modulazioni ed aggiustamenti, incentrato su tre aspetti principali: il recupero della dimensione motoria, il senso di appartenenza al gruppo e la libera espressione di sé.
La motricità è l’ambito fisico maggiormente compromesso nei nostri pazienti. In esso infatti confluiscono gli effetti alteranti della patologia psichica (ad es. ipocinesie da sedazione, discinesie da parkinsonismo) e quelli derivanti dall’impoverimento delle relazioni sociali e dei rapporti interpersonali che spesso caratterizzano lo stile di vita dei pazienti, con perdita parziale della ricchezza gestuale e mimica.
E’ questa la ragione delle scelte fatte fin dai primi anni, dell’inserimento nelle attività di reparto del Laboratorio di Espressività corporea, proprio in considerazione della valenza terapeutica che poteva avere, per i nostri pazienti, l’armonico rapporto con la propria fisicità, l’esplorazione, la riorganizzazione, mediante il movimento, degli spazi esterni ed interni.
Fin dall’inizio abbiamo potuto osservare come tale attività, strutturate in modo da essere svolte insieme e contemporaneamente dai degenti, avesse una particolare efficacia anche nel restituire loro la capacità di sperimentare, pur nella difficile situazione del ricovero in SPDC, il senso di condivisione, di compartecipazione e di appartenenza al gruppo.
E’ questo un secondo ambito nel quale il disturbo psichico ha un’influenza particolarmente negativa, per il portato dei vissuti persecutori, della percezione minacciosa della realtà esterna, del sentimento di vulnerabilità fisica e psichica che spesso accompagnano le varie patologie psichiatriche. Ma soprattutto non bisogna trascurare un aspetto che caratterizza il clima dei reparti psichiatrici, rispetto agli altri reparti di degenza. In questi ultimi la presenza di una patologia comune, per le varie specialità, porta i pazienti a confidarsi ed a confrontare esperienze, timori , attese che, essendo comuni portano all’instaurarsi di una rete di rapporti affettivi e di un vissuto di solidarietà tra degenti, che li sostiene e li conforta.
Il Reparto Psichiatrico è, al contrario, un luogo dove i singoli pazienti per lo più ritengono di essere immotivatamente relegati, e dove non sentono di condividere la patologia degli altri degenti. Infatti, pur avendo generalmente scarsa o nulla consapevolezza di malattia, tuttavia conservano una lucida capacità di giudizio sulla patologia dei vissuti e dei comportamenti degli altri ricoverati. Ciò li porta a vivere una situazione angosciante di costrizione alla coabitazione con persone “strane”, imprevedibili, incomprensibili, e perciò minacciose.
Ne deriva che, al contrario di quanto avviene negli altri reparti, la patologia non alimenti un senso di condivisione, ma al contrario crei ansia, timore e diffidenza tra i ricoverati che tendono ad isolarsi, ad alzare barriere tra loro stessi ed il resto dei degenti. Questo rende i nostri pazienti degenti solitari in un reparto vissuto come improprio, nel duplice senso di inadatto e di non appartenente.
La partecipazione alle attività di gruppo, che gradualmente si sono arricchite, articolandosi in Laboratori di Espressività Corporea, di Musica Arte e di Musico-terapia, offrono ai pazienti l’occasione di rapportarsi tra loro e di interagire in un contesto controllato e protetto favorendo la reciproca conoscenza, facendo emergere ciò che ciascuno ha in comune con l’altro, stimolando la confidenza, la fiducia, il senso di condivisione.
Il terzo ambito nel quale le attività ludico-espressive hanno dimostrato di avere un valore specificatamente terapeutico, è quello della libera espressione di sé. Il crollo dei sistemi difensivi che, se pur imperfetti, permettevano prima della crisi, un parziale controllo dell’angoscia, lascia ora i pazienti in balia di messaggi dell’inconscio spesso intollerabili, che rendono minacciosa la realtà interna ed esterna e temibile trasmettere o ricevere messaggi. Ne conseguono la coartazione ed il ritiro che usualmente accompagnano la psicosi.
I Laboratori di Attività Espressive si caratterizzano per il concomitare di alcuni elementi che concorrono a restituire sicurezza all’esperienza di una reciproca, libera espressione di sé:
Questa esperienza rassicurante, anche se vissuta a diversi livelli di consapevolezza, resterà nel paziente come una traccia sulla quale costruire un più sereno rapporto con se stesso e con gli altri.
La generale tendenza a considerare l’introduzione delle attività terapeutico –riabilitative nei reparti psichiatrici come un modo per riempire i tempi vuoti della degenza, impegnare i pazienti in qualcosa che li distragga dai temi delle loro personali angosce, e con ciò migliorare il clima del reparto e rendere più leggero il tempo della degenza è, a nostro parere, una visione riduttiva.
Il valore di queste esperienze è in realtà “terapeutico” nel senso più specifico di questo termine.
Ciò che viene agito e sperimentato durante i singoli incontri delle attività dei Laboratori ha un valore reintegrativo delle capacità dei singoli, variamente alterate o limitate dalla patologia, sia nell’ambito dell’espressione gestuale e motoria, che in quello del senso di appartenenza, e della manifestazione dei propri vissuti emotivi.
Sottrarre energie che prima e dopo la crisi risultano totalmente assorbite dai sistemi difensivi per incanalarle, nel breve tempo della loro disponibilità, in esperienze di libertà per una migliore qualità globale della vita dei pazienti psichiatrici, è la sfida a volte vincente o comunque sempre in qualche misura efficace dei Laboratori di Attività Espressive all’interno degli SS.PP.DD.CC.
Dal 1996 a seguito dell’assegnazione dei fondi per le attività risocializzanti sono state programmate e realizzate nel S.P.D.C. dell’Ospedale San Giovani Addolorata delle iniziative di tipo non strutturato (es. feste musicali, tombolate, tornei di carte, feste di carnevale, ecc.) e delle attività strutturate che si sono via via inserite nell’organizzazione della routine del reparto, avvalendosi dell’apporto qualificato di Operatori Specializzati esterni: dal 1999 il Laboratorio di espressività corporea, dal 2000 quello di Musicarte sostituito nel 2004 dal Laboratorio di Musicoterapia.
I laboratori sono stati programmati come “appuntamenti” a cadenza regolare, ad orari stabiliti ed a setting ambientale definito, per facilitare, anche con questi aspetti, una funzione di riorganizzazione degli spazi e dei tempi interni ed esterni.
A rendere più evidenti e comprensibili il contesto ed i contenuti delle attività descritte, per coloro che non ne hanno condiviso l’esperienza, i singoli Conduttori sono stati invitati ad una breve esposizione tecnica e descrittiva dei loro specifici interventi.
LABORATORIO DI MUSICOTERAPIA
(conduttore Dr. Davide Marzattinocci)
Il laboratorio di musicoterapia vuole essere un momento nel quale il paziente possa esperire una temporanea sospensione dell’abituale percezione della sua condizione di degente, per sperimentare diverse modalità di espressione individuale e gruppale e una ristrutturazione temporanea della sua condizione di “crisi”.
Il setting musicoterapico è uno spazio di libera espressione dove il paziente può mostrare se stesso e le sue problematiche senza essere giudicato, può sperimentare la libertà di mostrare i suoi limiti. Per le caratteristiche specifiche dell’SPDC, ogni incontro diviene unico perché il gruppo è ogni volta diverso. Il primo passo è una breve conoscenza dei singoli partecipanti ed una breve descrizione dell’attività che li vedrà protagonisti, specificando che qualsiasi loro richiesta o esigenza può portare il lavoro verso altre strade. La maggior parte delle esperienze che seguono sono vissute a livello pre-verbale. Esperienze immaginative con musica registrata permettono al paziente di esperire il vissuto legato al qui e ora dell’ascolto che non è mai passivo, ma coinvolge sempre anche il corpo. L’utilizzo della ninna-nanna associata al cullarsi o al dondolarsi, assieme ad altre esperienze, prevedono che assieme al vissuto immaginativo dell’ascolto vi sia un lavoro sulla consapevolezza corporea, sull’autoappoggio, sul contatto, inizialmente con se stessi. Successivamente può essere lo sguardo il mediatore del contatto con gli altri componenti del gruppo. Associato al ritmo consente di osservare ed eventualmente modulare la propria modalità di contatto. Si deve sottolineare che la pre-verbalità relazionale di queste esperienze consente ai pazienti stranieri di entrare in contatto con il gruppo e di esserne riconosciuti parte integrante. Le esperienze ritmiche, soprattutto le percussioni corporee, permettono ad ogni paziente di guidare il gruppo con un suo ritmo personale che viene riconosciuto dal gruppo. Oppure permette a due pazienti di dialogare ritmicamente senza la convenzionalità del linguaggio verbale. Un ulteriore livello di integrazione gruppale si struttura quando nelle esperienze di laboratorio partecipano i parenti dei pazienti.
Altre fasi del lavoro prevedono l’utilizzo della voce, associata al movimento corporeo e/o al ritmo; si offre al paziente la possibilità di improvvisare con la propria voce liberamente e con il sostegno della voci del gruppo. Parte importante del laboratorio è l’utilizzo degli strumenti musicali (melodici e percussioni), Questi vengono disposti a terra; i pazienti sono liberi di scegliere gli strumenti che vogliono e di cambiarli quando desiderano; possono danzare ed utilizzare la voce. Nel corso dell’esecuzione musicale è possibile osservare le diverse modalità di comunicazione e si possono strutturare relazioni musicali.
Tra i primi compiti del musicoterapista vi è quello di riconoscere ad ogni paziente come unica e preziosa, la propria modalità di utilizzo dell’insieme corpo/voce/strumento, nonché quello di far entrare in contatto questa modalità comunicativa con le altre senza che nessuno perda la propria peculiarità: permettere una relazione con l’altro senza perdere se stessi.
Tutte le esperienze fin qui descritte, per loro natura non sono prettamente musicali, nel senso che con la musica si mescolano il movimento e la narrazione di sé. Spesso il lavoro prevede l’utilizzo del disegno, della pittura e della poesia (molti pazienti portano le loro poesie, le scrivono durante il laboratorio oppure le scelgono tra quelle che il musicoterapista propone).
* Antonella Pacini (Psichiatra Primario SPDC Ospedale S. Giovanni Addolorata)
*Paola Giorgi (Psicologa, Assistente Sociale SPDC coordinatore per le attività risocializzanti)
*Davide Marzattinocci (Dottore in Lettere, Attore, Regista, Arteterapista ad orientamento psicofisiologico)
LABORATORIO DI
ARTI TERAPIE
con Davide Marzattinocci
“Incontro con l’opera di Franco Ferrari”
Casale dei Monaci
domenica 2 luglio 2006 dalle ore 10 alle ore 12
Cosa accade ad ognuno di noi durante la visione dell’opera d’arte?
Quali sono le nostre reazioni psicofisiche e immaginative?
Come possono emergere le sensazioni legate all’esperienza estetica?
L’incontro di arteterapia che seguirà alla visita è un momento dedicato all’elaborazione del vissuto personale di ogni partecipante e del gruppo rispetto alla mostra appena vista.
Il contatto avvenuto con i quadri di Franco Ferrari può essere liberamente espresso nello spazio arteterapeutico attraverso diverse forme d’arte (disegno, musica e ritmo, scrittura, movimento, teatro) che potranno integrarsi tra loro.
Il Centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio
“Casale dei Monaci” di Ciampino
PRESENTA
Rassegna tra arte ambiente e solidarietà
Franco Ferrari, “L’ espansione del possibile”
22 giugno – 2 luglio 2006
Inaugurazione 22 giugno ore 18.00
Il giorno 22 giugno 2006, presso il centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio “Casale dei Monaci” verrà inaugurata la mostra “L’espansione del possibile”, personale del pittore Franco Ferrari.
L’esposizione si comporrà di 45 quadri inediti realizzati dal 2002 al 2006 e di un pannello comprendente in un "continuum" 250 quadri delle dimensioni di cm. 30x30, realizzato nell'anno 2000.
La mostra è presentata dai critici Domenico Guzzi e Andrea Romoli Barberini, con testimonianze di Ennio Calabria, Michele Costanzo e Italo Evangelisti.
… “La precisa sensazione di coscienti innesti di linee e di forme in quel tessuto pittorico, concepito come tessuto nervoso. I dipinti di Ferrari, allora, nascono dalla complessità di un progetto-processo fondato su regola ed irregolarità. Sulla mentale percezione d’una forma e d’un significato che, oggettivandosi, si rivela razionalmente”… D. Guzzi.
… “Le tele di Ferrari accolgono nei loro spazi profondi e pieni di incognite creature appena abbozzate, antropomorfe talvolta ambiguamente rassicuranti per quel loro manifestarsi tra l’inquieto, il minaccioso e l’ironico. Sono ibridi fantastici dai sentimenti umanissimi, angeli che, pur muniti di ali, mai spiccheranno il volo”… A. Romoli Barberini
Franco Ferrari è nato a Roma il 17 marzo 1938. Inizia la sua attività pubblica di pittore nel 1967. Nel 1969 con altri artisti fonda l’"Alzaia", un centro di produzione e divulgazione artistico-culturale. Ha realizzato numerose mostre personali e partecipato a rassegne e mostre collettive tra le quali il 25° "Salon de
In occasione dell’esposizione, nei giorni 22 giugno e 2 luglio alle ore 18.30 verranno organizzate due visite guidate con condivisione creativa sotto la guida di un arteterapista. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti; per la guida arteterapeutica del 2 luglio è necessaria la prenotazione.

Comune di Roma
Municipio Roma IV
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Centro di Cultura Popolare del Tufello
Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano
presentano:
Laboratorio teatrale
“I percorsi della memoria”
in:
Con:
Palmira Carmela Canu Vittoria Di Girolamo Mario Incoronato Davide Marzattinocci Mariana Riso Anna Rossi Rossana Zoi
Regia di Davide Marzattinocci
Lunedì 10 luglio 2006, ore 20, Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano, via Nomentana 952, Roma.
Info: 06.86890796--340/1486357.
Ingresso libero.
La locanda dei racconti nasce dal laboratorio teatrale “I percorsi della memoria”, svolto nel centro anziani dal Centro di Cultura Popolare del Tufello e con il contributo del Municipio Roma IV.
Nel laboratorio; in una prima fase, ho raccolto le storie che i partecipanti avevano voglia di raccontarmi: storie di vita
quotidiana, canzoni, storie di guerra e di lavoro hanno illustrato
Dalle registrazioni dei racconti di vita di ogni persona ho tratto una performance teatrale, che seppure non possa contenere l’alto numero di ricordi che la memoria ha fatto riemergere, ne vuole comunque rappresentare il senso, la passione e l’importanza affettiva che li lega a chi racconta.
Davide Marzattinocci